Disoccupati sempre più in cerca di prestiti personali. La situazione italiana

Sempre più in cerca di prestiti personali e finanziamenti. Le famiglie italiane scontano uno dei più importanti tassi di disoccupazione del vecchio continente.

Disoccupazione Prestiti in Italia
Disoccupati sempre più alla ricerca di prestiti e finanziamenti. Il Paese è fermo e paga il prezzo di uno dei tassi di inattività più alti d’ Europa.

Tre milioni e mezzo di disoccupati, che fanno lievitare fino al 13,6% il tasso di classificazione dei “senza lavoro” su scala nazionale, con ben il 46% di giovani ancora a spasso: i dati emersi dall’ultima indagine Istat sul mondo del lavoro in Italia è devastante, per non dire imbarazzante e disarmante. Nei primi tre mesi dell’anno 2014, e in trentasette anni di storia dell’Istituto di Statistica nazionale, quindi dal 1977, mai si era raggiunto queste cifre così negative nel mercato del lavoro interno, e mai, dal 1977, anno in cui si è iniziato nella penisola italiana a raccogliere e catalogare dati in tal senso sul mondo del lavoro, si era raggiunto questo abisso nel settore dedicato all’occupazione giovanile.

La frattura più ampia, dati alla mano, è, come da aspettative degli analisti, tra il Nord e Il Sud, dove nel primo trimestre dell’anno 2014 il divario nel mondo del lavoro continua inesorabilmente ad aumentare: stabile nella parte settentrionale della penisola da gennaio, arrivato fino alla soglia del 60% invece nel Mezzogiorno. Una cifra allarmante, come la ha definita Giorgio Squinzi, presidente in carica di Confindustria, che non ha usato mezzi termini, e aggiungiamo noi dello staff di Assicurazionifinanza.it anche una punta di realismo, nel sostenere che “stiamo strisciando sul fondo”.

Anche i sindacati, dalla Cgil alla Cisl passando per la Uil, non nascondo un certo allarmismo sui dati pubblicati, ai quali va doverosamente aggiunto un commento dell’attuale Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che, se possibile, peggiora il quadro globale della situazione del mondo del lavoro, precisando che:”la crescita è molto debole.” Cifre record dicevamo, alla base delle quali vanno inseriti i quasi 2 milioni di neet, i giovani under 30 che non studiano non lavorano e non fanno formazione, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti che rientrano nella speciale categoria degli “scoraggiati”.

L’ecatombe non si ferma neanche sui dati pubblicati relativi alla sottoscrizione dei contratti di lavoro: risultano infatti in calo, dallo stesso periodo dell’anno 2013, i contratti indeterminati, 169mila in meno, i contratti di lavoro a termine, quantificati in 66mila unità mancanti all’appello, e anche i contratti di lavoro di collaborazioni, che hanno fatto registrare una contrazione di 21mila in meno, con un calo su periodo del 5,5%.

Il rimbalzo della produzione, quantificato da Confindustria a maggio 2014 in un balzo positivo del 1,2% sullo stesso periodo dello scorso anno, non può bastare a risollevare gli animi, come non si registrano dati positivi sul rischio deflazione nell’area Europea, dove il 2,00% teorico prefissato dalla Banca Centrale Europea come soglia ideale di aumento costante dei prezzi, è ormai da mesi inchiodato alla metà del suddetto valore.

Il Paese è sostanzialmente fermo, e il decreto che andrà a rivedere il mercato del lavoro promosso dal ministro Poletti, e pubblicizzato come impegno tassativo dall’attuale premier Renzi, sarà un banco di prova importante per tutto il mercato interno italiano, sia in ambito lavoro che sociale. Ce la farà il Governo a invertire il pietoso declino del mondo del lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza….

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Autore dell'articolo: finanzitalia.it

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